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EMOZIONI

Quello che mi interessa condividere non è l’aspetto teorico delle emozioni, trattato nel corso degli anni da più autori e da prospettive diverse (approccio cognitivo, evoluzionista…), ma cercare di attribuire la reale importanza che le emozioni, con la loro complessità, rivestono nel processo di benessere dell’individuo.

Le emozioni ci accompagnano nello svolgersi quotidiano della nostra vita, sono presenti nelle scelte importanti (lavorative, abitative ecc.), nelle relazioni (di coppia, amicali, genitoriali ecc.), nei nostri momenti ludici negli eventi significativi (nascita di un figlio) e nelle sventure della nostra vita...sono sempre con noi, ma la maggior parte delle persone non è in grado di offrire loro il giusto spazio. Spesso cerchiamo di metterle a tacere il prima possibile perché sono troppo intense, scomode, ci confondono, ci fanno soffrire...e non capiamo invece che sono nostre alleate ci guidano e ci mettono in contatto con la nostra essenza, con la nostra interiorità.

Le emozioni rappresentano una risposta dell’organismo agli stimoli ambientali e la loro repressione, dovuta a fattori di diversa origine, a volte crea disagi e malattie, mentre, la loro adeguata espressione favorisce il benessere e la crescita della persona.( Casula,2002)

Il termine Emozione deriva dal latino “EX-MOVEO”, significa muovere, sgorgare, tirare fuori, indica un modo spontaneo di condurre l’energia dall’interno della persona, al mondo esterno.

L’emozione nasce nella relazione, nel rapporto con l’esterno e con le nostre immagini, ed è la componente principale, della nostra reazione agli stimoli ambientali.

Nel movimento emozionale sono coinvolti sia la psiche che il corpo in quanto si esprime attraverso: il pensiero logico (es: Mi piace quella persona!!), la fantasia (es: immaginare situazioni, fantasticare…..), la muscolatura (mimica facciale e movimento del corpo come maggiore espressione delle emozioni), sistema nervoso vegetativo (sudori, pallori, battito cardiaco, ritmo respiratorio ecc………).

In quanto risposta dell’intero organismo all’interazione con l’esterno, non si può parlare di emozioni buone o cattive, ma parliamo di emozioni congruenti con gli eventi oppure non adeguate alle situazioni.

Molte ricerche hanno dimostrato che le espressioni delle emozioni sono correlate al livello di stress, e quindi alla condizione di benessere o malessere, infatti è proprio l’emozione trattenuta ad esempio attraverso la tensione muscolare, che comporta situazioni di continua tensione e allarme (stress), che causano malessere, concausa prima di molti disturbi psico-affettivi e somatici come ad esempio la cefalea, che è dovuta al blocco delle emozioni di rabbia.

Il benessere della persona non significa quindi assenza di emozioni forti o dolorose, ma poter vivere le emozioni, qualsiasi esse siano, in modo adeguato alle situazioni di vita che si presentano. Questa impossibilità all’espressione emotiva ci porta spesso a limitarci nella possibilità di vivere una vita intensa, un profondo rapporto con le persone e con la realtà esterna, con conseguente disagio psicologico e possibilità di sviluppare un sintomo. La psicoterapia in questi casi può essere notevolmente di aiuto, in quanto, permette inizialmente al paziente a prendere contatto con le proprie emozioni, e visto che in sé ha anche una valenza pedagogica, permette in oltre di avere una maggiore consapevolezza, quindi, conoscenza prima e gestione poi delle proprie emozioni.

Le 8 emozioni primarie sono:

Rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa, attesa, disgusto e accettazione.

 

Lo sviluppo delle emozioni

Il neonato evidenzia tre emozioni fondamentali che vengono definite "innate": paura, gioia e ira.
Entro i primi cinque anni di vita manifesta altre emozioni fondamentali quali vergogna, ansia, gelosia, invidia.
L'evoluzione delle emozioni consente al bambino di comprendere la differenza tra il mondo interno ed esterno, oltre a conoscere meglio se stesso.
Dopo il sesto anno di età, il bambino è capace di mascherare le sue emozioni e di manifestare quelle che si aspettano gli altri da lui.
A questo punto dello sviluppo il bambino deve imparare a controllare le emozioni, soprattutto quelle ritenute socialmente non convenienti, senza per questo indurre condizioni di disagio psicofisico. E’ per questi motivi che nell’educare i nostri figli è importante insegnare loro ad accogliere le emozioni e non a reprimerle. Le emozioni fanno parte della nostra quotidianità per questo in ogni momento si fanno sentire, quello che si deve imparare è manifestarle in maniera sana l’emotività e non aver vergogna di sentire tanto. Non è una cosa negativa essere sensibili o emotivi ma è una caratteristica di personalità che se diventa nostra alleata può farci vivere a 360°!! Certo l’emotività dei bambini è intensa, travolgente e questo può farci sentire a disagio se anche noi non stiamo in contatto con la nostra emotività un bambino ti mette di fronte alle nostre debolezze distruggendo quello che ci siamo costruiti per non far trapelare quanto sentiamo.

 

Esprimere le emozioni

Le emozioni oltre a svolgere una funzione che potremmo definire più “personale” riguardante l'interiorità e il sentire del singolo individuo, sono anche un importante mezzo di comunicazione. Le emozioni non restano solamente dentro di noi ma vengono condivise, tramite espressioni, gesti e parole con chi ci sta accanto. Tali forme espressive vengono generalmente considerate come strettamente connesse alla espressioni che le hanno generate e facilmente decifrabili da chiunque. La psicologia si è occupata di studiare l'emotività anche da questo particolare punto di vista.

Per quanto riguarda l'espressione facciale delle emozioni, come già accennato sopra, il primo problema preso in considerazione dagli studiosi delle emozioni riguardava l'innatezza e l'universalità delle espressioni emotive (ipotizzate da Darwin): alcuni psicologi, tra cui Eckman e Izard, si sono schierati decisamente a favore di una tesi innatista, secondo la quale le espressioni facciali delle emozioni primarie sono condivise e riconosciute da tutti gli esseri umani in quanto fissate su basi genetiche. Ma ricerche condotte in maniera approfondita per confermare questa ipotesi hanno fatto sorgere pesanti dubbi sulla sua fondatezza, e l'unica emozione che viene effettivamente riconosciuta in maniera stabile a prescindere da situazioni di contorno quali la cultura di appartenenza dei soggetti o gli stimoli utilizzati dagli sperimentatori è la gioia, mentre risultati più modesti si sono ottenuti con le espressioni di emozioni negative. In definitiva si è giunti a concordare sul fatto che esista un certo legame universale tra le emozioni di base e le loro espressioni facciali, ma tale legame funge esclusivamente da base all'espressione delle emozioni lasciando ampio spazio a influenze ambientali, culturali e soggettive.

Le emozioni possono anche essere trasmesse, e quindi percepite a livello vocale. Questa modalità espressiva è stata oggetto di minore attenzione da parte della psicologia scientifica, ma gli studi condotti hanno comunque evidenziato aspetti interessanti della questione. La voce si presenta come uno strumento estremamente ricco di potenzialità e molto flessibile, che con le infinite possibili variazioni nel tono dell'eloquio, nella sua durata (il ritmo con cui parliamo, la velocità, il modo in cui tendiamo ad utilizzare le pause), nell'intensità e nell'articolazione delle parole offre molti modi per arricchire di significati quanto viene detto a livello puramente verbale.

In conclusione è però importante sottolineare come non sempre c'è una diretta corrispondenza tra l'emozione come viene sentita dal soggetto e l'emozione che viene espressa: spesso un'elaborazione dell'emozione stessa può avvenire sulla base della valutazione che il soggetto stesso attua sull'emozione: il fatto di sentirsi più o meno in grado di far fronte all'evento emotigeno lo porterà ad enfatizzare o inibire l'espressione stessa dell'emozione che prova, così come l'avvertire l'emozione come compatibile o meno con le sue norme sociali di riferimento (spesso, ad esempio, emozioni come la tristezza o la gelosia vengono attenuate nella loro manifestazione per cercare di trasmettere agli altri una migliore immagine di sé sulla base delle norme sociali condivise).